L’eredità di Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, per non dimenticare
 

Le due splendide persone che vedete in foto non hanno certo bisogno di presentazioni. La fama di Paolo Borsellino e di Rocco Chinnici è scritta nella storia della Repubblica Italiana così come nei cuori di ogni siciliano. La redazione di Shalla ha deciso di ricordare questi due grandi uomini e magistrati perché oggi sarebbe stato il loro compleanno: 81 anni per Paolo, 96, belli arzilli, per Rocco. Sorge spontaneo immaginarsi i due che spengono le candeline su una torta, consumata prima di fretta tra i mille fascicoli dell'Ufficio istruzione a Palermo, ora con calma tra soffici e calde nuvole bianche.
Invece, per qualche poco chiara e insana abitudine, si è iniziato a ricordare uomini come loro solo ed esclusivamente in quanto “vittime di mafia”, descrivendo dettagliatamente gli orrori delle loro uccisioni e farcendo il tutto con un paio di fiaccolate e qualche traballante passerella. Pur affermando veementemente che ricordare è doveroso e giusto, questa redazione crede però che bisogni farlo in maniera appropriata: quello che Rocco e Paolo ci hanno lasciato non sono dei crateri in via Pipitone Federico e in via D’Amelio. Dal loro sacrificio è scaturita un’eredità decisamente più cospicua e colma di speranza. Ci sono i metodi e le intuizioni di due magistrati che la mafia l’hanno colpita e ferita gravemente. Fu di Chinnici, per esempio, l’idea che impresse una decisiva svolta al tentativo di contrastare la mafia: il magistrato, infatti, capì che era necessario centralizzare tutte le indagini di mafia in una struttura di coordinamento tra magistrati, nacque così l’organismo passato alla storia con il nome di Pool Antimafia. Finalmente, da quel momento, le informazioni e le inchieste vennero concentrate in un unico luogo, con magistrati impegnati a tempo pieno su indagini che riguardavano il fenomeno mafioso. Falcone e Borsellino erano due dei magistrati che facevano parte del pool. Grazie all'intuizione di Chinnici e ai risultati che essa conseguì, fu possibile imbastire il maxiprocesso di Palermo, ossia la Caporetto di Cosa Nostra. Tutto questo non può essere nascosto dalle semplici fiaccolate, ma va ripreso, studiato, affinato, perché la guerra è ancora lunga.
Ovviamente, oltre agli strumenti e ai metodi, ci sono anche (se non soprattutto) il coraggio e le idee di due uomini che continuano ancora oggi ad animare milioni di italiani, che ispirano libri, opere d’arte e cinema, ma anche azioni e movimenti culturali. Basti pensare, ad esempio, che oggi il Movimento delle Agende Rosse (voluto dal fratello di Paolo Borsellino e nato per ottenere la verità sulle implicazioni dello Stato nelle stragi del ’92), conta migliaia di iscritti in tutta Italia e sedi sparse sull’intero territorio nazionale. Da questo movimento sono venuti fuori non solo impegno e sensibilizzazione (soprattutto presso i giovani), ma anche dettagliate ricostruzioni che sono risultate fondamentali per lo svolgimento dei processi sui fatti di via D’Amelio.
Insomma, Rocco e Paolo ci hanno lasciato molto di più che una data sul calendario: loro, insieme a tanti altri, hanno asfaltato la strada che porta alla fine del mostro mafia. A tutti noi non resta che trovare il coraggio di percorrerla, seguendo «la bellezza del fresco profumo della libertà», come hanno fatto i sorridenti e felici visi che vedete in foto!