Como no sabian que era imposible, fueron y lo hicieron” (Poiché non sapevano che era impossibile, lo fecero
 

Rettore del Santuario Maria SS della Consolazione, padre Miguel Sanchez, approda nella nostra città dopo esperienze di studio e di servizio pastorale che lo hanno portato dalla nativa Cordoba (Andalusia) in giro per il mondo. Uomo di pensiero e di azione, svolge il suo servizio di sacerdote nella congregazione orionina della Piccola Opera della Divina Provvidenza.  Con un questo breve colloquio affidiamo alla visione di p. Miguel una prospettiva più critica su Paternò. Uno sguardo fuori orbita potremmo dire per considerare certi aspetti che da cittadini non sempre riusciamo a cogliere viziati come siamo da distrazioni e abitudini.

Conosciamo dunque il nostro sacerdote. Brevemente, padre Miguel, ci parli del suo cammino, degli avvenimenti che hanno preceduto il suo arrivo a Paternò, la sua provenienza, la sua vocazione, le attività che lo hanno appassionato.

<<Non è facile sintetizzare...vediamo... Ho quasi sessant’anni di vita e a ventidue comincia la mia vita religiosa nella congregazione di don Orione. Studio filosofia a Tortona e teologia Roma, successivamente torno in Spagna per essere ordinato sacerdote. Inizialmente il mio ministero mi vede impegnato alla costruzione del primo centro psico-geriatrico in Andalusia per la lotta contro la malattia di Alzheimer. Dopo sei anni mi inviano in missione a La Guaira nel Venezuela per un progetto di ricostruzione del tessuto sociale dopo la devastante alluvione del 1999 che fece trentamila morti. Qui abbiamo fatto case, centri medici, case di accoglienza, ospedali e una rete di imprese per sostenere queste strutture. Tutto ciò fino a quando i contrasti con il regime di Chavez Frias, colpevole di violazione dei diritti umani, mi costringono ad andar via per non rischiare la prigione. Lo ricordo come un periodo di minace e di persecuzione molto tosto... Comunque, rientro in Europa e vengo inviato per un breve tempo in Sud Africa nel deserto del Kalahari, fra le tribù dei piccoli uomini San. Li abbiamo ripreso l’opera cominciata secoli fa dai missionari spagnoli e portoghesi promuovendo l’agricoltura e costruendo scuole e laboratori. Dopo l’esperienza sudafricana il mio servizio prosegue nel Cile prima nella regione meridionale del Bio Bio poi come cappellano dell’Università di Santiago. Questo ministero viene interrotto dalla chiamata del papa che chiede alla nostra congregazione un intervento umanitario nel nord del Brasile per accogliere i rifugiati del Venezuela, ma è un progetto che non riesce a svilupparsi a causa dell’elezione a presidente di Bolsonaro che chiude le frontiere con il Venezuela. Faccio ritorno a Roma e il generale della congregazione mi manda a Paternò>>

Questo santuario negli anni ’50 ospitava i domenicani. Uno di loro in particolare, padre Berger fondatore dello scautismo nella nostra città, diceva: “Io non vorrei abbandonare Paternò perchè rappresenta una speranza per il futuro”. Lei sente il respiro di questa speranza a Paternò, in particolare nell’azione del volontariato paternese?

<<Io sono un po’ critico con il volontariato a Paternò. Penso che siamo poco credibili. A me piacciono i cristiani dalle “maniche rimboccate” come diceva Don Orione. Vedo che qui abbiamo molti cristiani chiusi dentro le sacrestie. Mi chiedo come ci sia questo degrado dopo tanti anni di educazione cristiana passata attraverso scautismo, cursillos, FUCI, Azione Cattolica, ecc. che pure dovevano preparare la vostra classe dirigente! È un’incongruenza. Io non capisco questo cristianesimo anchilosato da sacrestia. Dove si vede questo “rimboccarsi le maniche”? Dove sono le strade pulite? Sono rimasto sorpreso quando, la prima settimana che ero qui, ho partecipato alla processione dell’Addolorata. Bello! Mamma mia! Ma poi... È questo il cristianesimo? I cattolici in strada sono questi? È solo questo il nostro calpestare le strade? Certo che no! Scusatemi se sono così critico, ma lo dico perché ciò mi fa soffrire, perché a me piace Paternò e ne sono innamorato. Ai volontari che fanno troppe riunioni e commissioni vorrei dire di prendere un pezzo di Paternò e pulirlo, così sarete credibili!>>

Mettiamo in evidenza adesso qualcosa di buono. Quali cose positive a Paternò andrebbero sviluppate?

<<La cosa positiva di Paternò è che siete generosissimi. Io ho visto una città generosa, una città di gente disposta a donare senza contraccambio. Siete capaci di condividere anche il poco che avete, siete predisposti alla solidarietà. L’altro giorno si è dovuto dire stop alle offerte di coperte richieste dal diacono Salvatore proprio a causa della vostra esorbitante bontà. Ma mi ripeto, occorre organizzare e incanalare meglio la vostra generosità. Per questo San Vincenzo de Paoli ha creato le figlie della carità, per organizzare la carità. Tutta questa generosità che c’è a Paternò merita una migliore e più credibile organizzazione>>

Come vede l’anima dei paternesi? Quale bisogno spirituale crede che li caratterizzi?

<<Vedo i paternesi molto legati alla famiglia. Questo è un valore eccezionale. Difendete la famiglia e la tradizione, per voi la famiglia è tutto e questo vostro modello è difficile trovarlo nel resto del mondo. Per quanto riguarda il vostro bisogno spirituale direi che i paternesi quando vengono a confessarsi cercano speranza. Moltissima gente ha anche bisogno di essere ascoltata, ma manca la comunicazione e gli spazi relazionali per la comunicazione. Complice di ciò una religiosità forse un po’ vecchia che vive del ricordo di vecchi parroci come p Parisi, p. Longo ecc, una religiosità ereditata e non attualizzata e troppo legata al “parrino”. Occorre che il mondo laicale pretenda il protagonismo che la stessa Chiesa gli ha dato.

Lei ha tracciato alcuni punti critici, ma se volessimo elaborare un bilancio, allo stato attuale, siamo in perdita o in attivo?

<<Adesso il bilancio è in negativo. Bisogna riprendere la speranza, con i giovani, bisogna credere in loro. Per i vostri figli pensate un futuro fuori da Paternò, ma cosi cosa rimarrà di questa città? Voi siete cresciuti e avete studiato grazie alle arance dei vostri genitori e ora avete chiuso i giardini. Voi aspettate che siano solo i politici a portare avanti un progetto valido per la rinascita. Ma la rinascita passa dall’agricoltura, passa per il turismo, avete la campagna che è un dono di Dio. Ma siamo responsabili di quello che abbiamo ricevuto come dono?  Vi siete chiusi nel vostro individualismo che vi rende incapaci di creare per esempio una cooperativa di produttori forti, potenti e determinati nel mercato. Vi manca la speranza... e chi la deve portare? I vostri figli che volete che vadano via? [...] Il paternese ad hoc per me è Michelangelo Virgillito che dopo il successo economico ritorna a Paternò. Torna per riversare la sua ricchezza di cui godete ancora oggi.>>

Bene p. Miguel, per concludere ci lasci con un proverbio o un detto nella sua lingua che crede possa servire da monito per i paternesi.

<<Dunque... a me piace molto una frase che non so di chi sia, ma che nei miei progetti è diventata la spinta per muovermi. La dico in spagnolo: “Como no sabien que era imposible, fueron y lo hicieron”, “Poiche non sapevano che era impossibile lo fecero”

Grazie p. Miguel.